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GIANFRANCO RIZZO, Docente di MACCHINE presso il DIIN@Unisa

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GIANFRANCO RIZZO, PARTIRE DA UN'IDEA AMBIZIOSA E NON FARSI SCORAGGIARE

"Consigli? Trovare dei partner motivati e consapevoli, accettare l’idea di doversi impegnare sia in termini di tempo che di risorse economiche, essere consapevole che i risultati non arriveranno subito. Ma anche non farsi scoraggiare dalle tante “cassandre” che incontrerà sulla sua strada".

Con questa breve intervista UIS ha il piacere di porre alcune domande al fine di ottenere maggiori delucidazioni sulle startup dal prof. Gianfranco Rizzo, dal 2014 co-fondatore e membro della società di spin-off eproinn (www.eproinn.com).

 

  • In base all’esperienza maturata, ci può dare, in parole semplici, una definizione di startup?

Il termine start-up, in economia, è sinonimo di impresa emergente, caratterizzata da “scalabilità” che le conferisce alto potenziale di crescita, spesso legata a settori innovativi e all’Hi-Tech. Di per sé, il termine start-up non configura una tipologia precisa in termini giuridici. C’è poi in Italia la tipologia di “start-up innovativa” che configura dei requisiti tecnici (tra cui un’età non superiore ai 5 anni, il non aver distribuito utili ed altri aspetti facilmente reperibili in rete), e che ha accesso ad agevolazioni specifiche. Queste definizioni sono consolidate e reperibili in letteratura, e quindi non legate alla mia esperienza specifica, che riguarda piuttosto il mio percorso all’interno di queste realtà.

  • A livello di garanzie, possono essere equiparate quelle di una startup a quella di una qualsiasi azienda?

 

Come dicevo, start-up è un termine generico per un’azienda, che dal punto di vista societario sarà una SRL (molto spesso), ma che potrebbe anche essere una SPA o un altro tipo di azienda. Le garanzie che queste società offrono sono quelle che il codice civile prevede per le forme societarie rispettivamente adottate. Un commercialista potrà essere più preciso.

  • Qual è la differenza tra spin-off e startup?

 

Il termine spin-off si applica ad una società generata da un’altra entità di maggiori dimensioni, societaria o istituzionale. Nel nostro caso si parla di spin-off universitari, fondati da docenti, laureati e/o dottorandi, spesso per valorizzare dei brevetti o delle ricerche universitarie. Uno spin-off può essere una start-up, se ha potenzialità di crescita, ed anche una start-up innovativa, se rientra nei requisiti di questa tipologia di azienda.

  • Come si colloca sul mercato del lavoro una startup?

 

La start-up è un’azienda come le altre, secondo molti aspetti. Le start-up innovative (e per certi versi le PMI innovative) dispongono però di benefici e facilitazioni a livello di bandi di finanziamento, di credito bancario che possono rendere più agevole la ricerca di finanziamenti per portare avanti i propri progetti, e di sgravi o facilitazioni sulle assunzioni di personale. In moti atenei, per esempio, le società di spin-off universitarie sono ospitate, a costi calmierati, in “incubatori”, che ne accompagnano la crescita, e vi sono numerose iniziative tese a facilitarne l’emersione e l’arrivo sul mercato.

  • Chiunque può fondare una startup o il team di fondatori deve possedere delle peculiarità?

 

Dei requisiti vi sono per le società di spin-off universitarie e per le start-up innovative, e consistono nella qualificazione di parte significativa dei soci in termini di inquadramento (docenti e ricercatori) e di studi (PhD, laurea magistrale, esperienza nel settore R&D), nella presenza di investimenti significativi e certificabili in R&D oppure anche nella disponibilità di brevetti. A parte gli aspetti formali, direi però che la peculiarità principale di tutto il team deve essere la motivazione verso l’innovazione, la consapevolezza delle difficoltà da superare, e la propensione al rischio, che è ineliminabile: non è da escludere, infatti, anzi è estremamente probabile, che oltre al capitale sociale iniziale venga richiesto nei primi anni di compensare le spesso inevitabili perdite, con la disponibilità anche di un investimento in proprio. Questo aspetto, per quella che è la mia esperienza, non viene a volte adeguatamente considerato, forse equivocando il termine di “società a responsabilità limitata”. Più in generale, vi è un gap culturale e informativo da parte di molti laureati e ricercatori provenienti dai settori tecnico-scientifici (ed umanistici) sugli aspetti fondativi ed organizzativi legati all’innovazione ed al fare impresa.

  • Quali sono i principali adempimenti burocratici da risolvere per l’avvio e il successivo prosieguo di una startup?

 

Parlando di adempimenti burocratici ci riferiamo alla c.d. start-up innovativa, che ha una precisa definizione nella legislazione italiana. Ci sono adempimenti formali per i quali, pur essendo disponibile un’ampia documentazione in rete, è bene, direi necessario, rivolgersi ad un commercialista con esperienza specifica. Va considerato (e questa è anche la mia esperienza) che quello delle start-up è un mondo in parte diverso da quello in cui si muovono molti commercialisti generalisti, e necessita di esperienza specifica e di motivazioni da parte del professionista.

 

  • Quali sono secondo lei le maggiori difficoltà, sotto vari punti di vista (organizzativo, burocratico, affermazione sul mercato del lavoro…)?

 

Molto dipende dal settore in cui si opera, dal tipo di prodotti o di servizi offerti, dalla dimensione aziendale della concorrenza. Se faccio riferimento alla mia esperienza, nel nostro caso le difficoltà maggiori sono state (e sono) le barriere per entrare nel mercato (non solo quelle tecniche e finanziarie, ma anche quelle normative legate per esempio alla omologazione dei prodotti); la ricerca di partner con le giuste motivazioni; l’ottenimento del credito bancario (al di là della narrazione corrente); una scarsa conoscenza iniziale dei meccanismi con cui opera una società; le difficoltà e le opacità legate ai bandi di finanziamento regionale ed europeo, e la scarsa competenza pregressa nel settore specifico; non ultimo, la relativa mancanza di tempo legata alla coesistenza dell’impegno universitario.

  • Pensa che la mancata conoscenza dei meccanismi per generare un S/U ne determini la mancata diffusione?

 

Oltre a determinarne la mancata diffusione, credo che la mancata conoscenza dei meccanismi ne provochi in molti casi la fine prematura.

 

  • Sulla base della sua esperienza, la distribuzione di StartUp è uniforme sul territorio Italiano? In caso di risposta negativa, perché?

 

Anche in questo caso la risposta prescinde dalla mia esperienza ma si affida a dati oggettivi. Le start-up innovative e le PMI innovative sono più concentrate attorno alle grandi città con università importanti: Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna… La provincia di Salerno comunque per il 2020 è al nono posto in termini di numeri assoluti, ed al quarto posto in relazione al PIL ed al numero degli abitanti.

  • Può raccontarci la sua esperienza con la sua startup?

 

Siamo partiti nel 2014, con cinque soci (adesso siamo in tre, e solo io faccio parte del team originario), con l’idea di favorire lo sviluppo e l’industrializzazione di un kit per convertire un’auto tradizionale in un veicolo ibrido solare, riducendone consumi ed emissioni. Il sistema di conversione, brevettato e già applicato su una FIAT Punto, può applicarsi a tutti i veicoli convenzionali a trazione anteriore, con costi molto inferiori rispetto a quelli per l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido o elettrico. Il progetto HySolarKit è stato premiato con il “Seal of Excellence” di Horizon 2020 ed è attualmente portato avanti da eProInn e da alcuni partner industriali. Più in genere, la “mission” di eProInn si estende agli aspetti della green economy relativi all’energia ed alla propulsione, campi in cui si parte da una lunga esperienza nel settore della ricerca. Questo grazie a numerose collaborazioni e progetti industriali oltre che ad una vasta rete di partenariato in contesti nazionali ed internazionali, all’interno di contratti, progetti di ricerca, progetti europei ed accordi bilaterali. Il programma europeo LIFE, strumento della comunità europea per il sostegno alle iniziative di salvaguardia dell’ambiente, ha approvato un finanziamento allo sviluppo del progetto SAVE (Solar Aided Vehicle Electrification), finalizzato a sviluppare prototipi finiti pronti per l’industrializzazione (TRL=9) ed alla costituzione di una NewCo tra i partner partecipanti al progetto. La sede di eProInn si trova nel Campus di Fisciano, nell’edificio L7 che ospita le società spin-off dell’Ateneo di Salerno.

Oltre al progetto HySolarKit stiamo svolgendo delle attività di consulenza e ricerca applicata nei settori della elettrificazione delle macchine per l’agricoltura, degli impianti ad energie rinnovabili (in particolare, fotovoltaico) e del risparmio energetico in ambito industriale.

  • È stato difficile affrontare il processo burocratico richiesto?

 

Ci sono degli atti dovuti che un commercialista riesce a seguire agevolmente. Ci sono poi ulteriori percorsi e strategie di sviluppo che comportano anche azioni a livello “burocratico” (per esempio, tutto quello che indice sul bilancio e quindi sulle traiettorie di sviluppo della società) che non sono atti dovuti ma che richiedono competenze e capacità di visione. Un aspetto molto rilevante in termini burocratico/amministrativo è poi legato alla partecipazione ai bandi regionali ed europei, ognuno con la sua complessa e a volte poco chiara serie di regole e divieti per la rendicontazione dei costi e per il personale: quello è un ginepraio, e ha bisogno del supporto di consulenti e persone con esperienza specifica, per non correre il rischio di non utilizzare appieno le risorse ottenute.

  • Quali sono i principali competitor?

Ci sono alcune aziende (poche) che fanno cose simili alla nostra, che è coperta da brevetto a livello europeo e quindi non facilmente replicabile. Direi che più che altro abbiamo competitor indiretti: i produttori di veicoli elettrici ed ibridi, se il loro prezzo crollasse il nostro prodotto non avrebbe margini di sviluppo: ma è uno scenario non realizzabile, almeno a breve termine.

  • Qual è stata la cosa in cui ha trovato maggiori difficoltà?

Prevedere il futuro e leggere il pensiero per le persone con cui ho avuto a che fare…

  • Partendo oggi, ex novo, rifarebbe tutto allo stesso modo?

No, ma, come si dice, del senno di poi sono piene le fosse…

  • Ha valutato se ci sono ulteriori forme di supporto?

Ne abbiamo sperimentato ed utilizzato diverse: cofinanziamenti da progetti regionali ed europei (Horizon 2020 e LIFE), tutoraggio da parte di EEN di ENEA, abbiamo anche provato con l’equity crowdfunding (ma in una fase in cui l’idea era troppo acerba), e non escludiamo di poterci ritentare. Continuiamo a promuovere la nostra società ed il progetto principale con la prospettiva di acquisire ulteriori partner e investitori.

  • Ha trovato convenienza nell’intraprendere questa strada oppure oggi seguirebbe una strada diversa per perseguire i suoi scopi?

Continuo a ritenere che l’obiettivo primario dal quale siamo partiti (cioè l’industrializzazione del progetto di ibridizzazione solare dei veicoli) sia importante e meritevole del mio impegno. La strada per portarlo avanti non poteva essere molto diversa da quella che abbiamo seguito: formare uno spin-off, proteggere la propria idea con un brevetto, promuovere la proposta con un’azione di disseminazione, cercare dei partner e candidarla a progetti. Con il senno di poi cambierei diverse cose, ma la traiettoria principale resterebbe questa.

  • Che consigli darebbe a chi ha in animo di partire?

 

Di partire da un’idea, anche ambiziosa, che possa avere un’applicazione ed un interesse e possa generare del valore, farsi una cultura di base sugli aspetti normativi, acquisire la terminologia. Necessario informarsi sulle diverse formule e possibilità per avere crediti, finanziamenti e affiancamenti a livello di tutoraggio: Venture Capital, Business Angel, fondi. Alcune hanno anche delle controindicazioni, e vanno valutate con attenzione, affiancandosi a dei professionisti esperti e “terzi”. E’ necessario farsi conoscere, essere presente in rete e sui social, partecipare a meeting e fiere, per poter essere messi a parte di bandi ed opportunità. Poi trovare dei partner motivati e consapevoli e accettare l’idea di doversi impegnare sia in termini di tempo che di risorse economiche, e di essere consapevole che i risultati non arriveranno subito. Ma anche di non farsi scoraggiare dalle tante “cassandre” che incontrerà.